Chi sono

Mi chiamo Matteo Muratori, sono nato a Cesena nel 1977 e sono, prima di tutto, un semplice appassionato di Karate, come ne esistono tanti altri.

Ho iniziato a praticare Karate nel 1989, a tredici anni, dedicandomi principalmente allo Shōtōkai sotto la guida dei maestri Paolo Borghesi e Claudio Giorgetti. Oggi sono 3º Dan Shōtōkai, uno stile in cui il grado massimo è il 5º Dan.

Nel corso degli anni il mio Karate è stato influenzato da molte persone, a partire dal mio maestro Shōtōkai Paolo Borghesi. Tra queste persone occupa un posto particolare il M° Vinicio Antony, che cerco di frequentare ogni volta che ne ho l’occasione, durante i suoi soggiorni nel nostro Paese.

Ho inoltre studiato Koryū Uchinādi, conseguendo il grado di Shodan sotto la preziosa guida del M° Marco Forti.

Nella vita professionale sono laureato in Scienze dell’Informazione, indirizzo numerico-computazionale, e oggi dirigo una piccola azienda informatica specializzata nella grafica vettoriale per sistemi embedded. Accanto al lavoro e alla pratica, coltivo da anni un interesse amatoriale per la ricerca storica, con particolare attenzione alla vita e all’eredità del M° Gichin Funakoshi.

Il mio rapporto col Karate

Per me il Karate è qualcosa di molto vicino a un modo di vivere. Come una persona normale respira senza accorgersene, per me il Karate è diventato quel gesto del respirare: qualcosa di naturale, che accompagna la vita senza bisogno di essere continuamente dichiarato.

Nel corso degli anni ho imparato a non considerare le differenze tra gli stili come un limite. Credo profondamente nella condivisione e nella contaminazione marziale, intese non come perdita della propria identità, ma come possibilità di arricchirla.

Studiare realtà diverse, confrontarsi con praticanti e maestri provenienti da esperienze differenti, osservare ciò che non conosciamo e riconoscere ciò che possiamo imparare dagli altri fa parte, per me, dello stesso percorso.

Condivisione e contaminazione, senza pregiudizi, con la consapevolezza che si possa e si debba dare il proprio contributo e, allo stesso tempo, continuare a imparare da tutti.

Perché Karatejutsu

Con il tempo la pratica del Karate mi ha portato a interessarmi sempre di più alla sua storia e, soprattutto, alle fonti attraverso cui quella storia può essere ricostruita.

Mi sono dedicato così, in maniera amatoriale, allo studio di vecchi libri, articoli e documenti, cimentandomi anche in piccole traduzioni di testi giapponesi e di materiale d’epoca legato al Karate.

Una parte sempre più importante di questa ricerca si è concentrata sulla vita e sull’eredità di Gichin Funakoshi, fino a portarmi al lavoro di traduzione e studio di Ryūkyū Kenpō: Karate, pubblicato nel 1922.

Karatejutsu nasce da questa ricerca: dalla volontà di tornare alle fonti, confrontare i documenti e distinguere, per quanto possibile, ciò che appartiene alle testimonianze originali da ciò che è stato elaborato e reinterpretato negli anni successivi.

Il progetto non vuole proporre una nuova versione del Karate, ma creare uno spazio in cui sia possibile tornare a leggere ciò che è stato scritto, osservare ciò che è stato documentato e lasciare che siano le fonti, per quanto possibile, a parlare.

In chiusura

La ricerca continua attraverso i documenti, le fonti e il confronto. Karatejutsu nasce da una domanda semplice: cosa possiamo ancora scoprire tornando alle fonti? Esplora l’Archivio →