L’uomo, il maestro e il momento storico in cui il Karate
iniziò il suo viaggio verso il Giappone

L’uomo, la famiglia e il lavoro.
Gichin Funakoshi nacque il decimo giorno dell’undicesimo mese dell’anno Meiji 1, cioè esattamente il 23 dicembre 1868, nel villaggio di Yamakawa di Shuri. Il suo nome d’infanzia era Umikami (思亀) e il suo nome formale in stile cinese era Yō Jini (容宜仁).
Gichin apparteneva a uno dei ranghi inferiori della classe degli Shizoku (士族), l’antica aristocrazia guerriera. La sua famiglia discendeva da un ramo della ben più illustre casata Yamada (山田), appartenente alla nobiltà Shizoku del villaggio di Tomari (泊).
Secondo la tradizione familiare, il nonno Gifuku aveva servito come scriba addetto alle cucine presso il Kikoe-Ōkimi Udun, la residenza della più alta autorità sacerdotale delle Ryūkyū. Al momento del pensionamento gli vennero concessi, come riconoscimento per il servizio prestato, una residenza nel villaggio di Tera di Shuri e una cospicua somma di denaro.
Alla sua morte, tuttavia, l’eredità passò al figlio Gisu, che finì per dilapidarla. Per questo motivo Gichin venne allevato presso la famiglia materna, gli Oyadomari (親泊). In un primo momento egli aspirò a iscriversi alla scuola di medicina, ma dovette rinunciare poiché l’ammissione richiedeva il taglio del katakashira, la tradizionale acconciatura maschile okinawense, simbolo dello status “samuraico”. Il rifiuto (poi superato, in realtà) di abbandonare tale segno identitario lo portò a scegliere la via dell’insegnamento.
Dopo essersi diplomato al corso accelerato (della durata di un anno) della Scuola Normale Ordinaria della Prefettura di Okinawa, Funakoshi superò l’esame di abilitazione come assistente istruttore. All’età di vent’anni iniziò la sua vita da insegnante, dapprima come supplente, percependo uno stipendio di tre yen al mese. Successivamente conseguì anche l’abilitazione per il corso ordinario e venne promosso a insegnante di ruolo, un traguardo che rappresentò per lui un autentico riscatto sociale.
Nel 1888 Gichin sposò Gosei e l’anno seguente nacque il loro primo figlio Giei. Seguirono altri due figli maschi Giyū e Gigō, nonché una figlia, Tsuru.
Nel corso della sua carriera di insegnante, durata più di trent’anni (1888–1921), Funakoshi prestò servizio prevalentemente nell’area di Naha, ma insegnò anche nella zona di Tomari negli ultimi anni di carriera. Gli venne anche offerta la possibilità di assumere l’incarico di preside presso la scuola elementare dell’isola di Kume, situata a oltre cento chilometri a ovest di Okinawa; tuttavia, egli rifiutò l’incarico a causa delle precarie condizioni di salute della madre, allora gravemente malata e costretta a letto.
Verso la fine del 1921 Funakoshi si ritirò definitivamente dall’insegnamento.
I maestri
La formazione marziale di Funakoshi si sviluppò sotto la guida di diversi maestri; tuttavia, due figure in particolare ne costituirono il nucleo fondante e ne plasmarono in modo decisivo il pensiero e la pratica: Ankō Asato (安恒 安里, 1827–1906) e Ankō Itosu (安恒 糸洲, 1831–1915). Accanto a essi, Funakoshi ebbe modo di ricevere insegnamenti anche da altri esperti, sebbene per periodi più brevi. Tra questi egli ricorda Kiyūna (喜友名, 1845–1920), Tōonno di Naha, Seishō Arakaki (新垣 世璋, 1840–1918) e Sōkon Matsumura (松村 宗棍, 1809–1899).
La centralità di Asato e Itosu nella formazione di Funakoshi non venne mai meno, anche quando il suo percorso lo portò a confrontarsi con altre figure di rilievo del panorama marziale okinawense. In questo clima di apertura e reciproco rispetto va compreso un aspetto fondamentale del Karate di Okinawa: la pluralità dei maestri. Nella cultura marziale dell’isola, era del tutto naturale frequentare più insegnanti nel corso della propria formazione, senza che ciò fosse percepito come una mancanza di lealtà o come un tradimento. Al contrario, apprendere da più fonti era considerato un arricchimento necessario, poiché ogni maestro custodiva competenze specifiche e una propria esperienza, maturata lungo percorsi differenti.
1922, da Okinawa a Tōkyō
Era la fine del 1921 quando il Ministero dell’Istruzione (文部省, Monbushō) annunciò la Prima Esposizione di Educazione Fisica e Movimento (第一回体育運動展覧会, Dai-ikkai Taiiku Undō Tenrankai), da tenersi nella primavera successiva a Tōkyō. Il governo prefettizio di Okinawa si rivolse a Funakoshi, al tempo presidente dell’Okinawa Shōbukai, con una proposta che rappresentava il culmine di una vita di pratica: portare l’arte segreta del regno nel cuore culturale dell’impero. Funakoshi accettò immediatamente. Desiderava da tempo introdurre il Karate alla nazione e sapeva che quella era l’occasione perfetta, forse l’ultima.
Nella primavera del 1922, l’esposizione aprì i battenti nell’auditorium della Scuola Normale Superiore Femminile a Ochanomizu. Funakoshi non si presentò come un combattente da strada, ma come un educatore. Aveva lavorato febbrilmente per preparare tre lunghi rotoli a doppia larghezza (makimono, 巻物), contenenti più di cento fotografie di kata, spiegazioni tecniche e principi filosofici. Non presentò solo un metodo di difesa; portò una cultura codificata.
La dimostrazione di maggio fu un successo strepitoso, ma nella mente di Funakoshi il piano restava immutato: finita l’esposizione, avrebbe ripiegato i rotoli e sarebbe tornato a Okinawa. Il destino, però, intervenne sotto le spoglie di un uomo leggendario: Jigorō Kanō, fondatore del Kōdōkan Jūdō e figura di primo piano nell’educazione fisica giapponese, rimase colpito dalla dimostrazione e invitò Funakoshi al Kōdōkan.
Funakoshi tentò di declinare con modestia, spiegando la sua imminente partenza, ma Kanō fu irremovibile: “Sarebbe un peccato se lo vedessi solo io. La prego di aspettare qualche giorno! Vorrei che tutti guardassero”. Tre giorni dopo, Funakoshi varcò la soglia del Kōdōkan. Si aspettava di trovare pochi intimi. Invece, ad attenderlo c’erano oltre cento gentiluomini di spicco e maestri esperti. Quel passaggio segnò un momento decisivo nel processo attraverso cui il Karate avrebbe iniziato a radicarsi nel contesto marziale ed educativo giapponese.
La fonte
La notizia si sparse come un incendio. Improvvisamente, tutti volevano sapere. L’associazione dei giuristi (法曹会, Hōsōkai), la scuola militare di Toyama (陸軍戸山学校, Rikugun Toyama Gakkō), il casato del Marchese Shō, gruppi di studio universitari: le richieste di lezioni fioccavano da ogni parte. Funakoshi continuava a rimandare la partenza per Okinawa di settimana in settimana. L’onda d’urto raggiunse presto anche gli ambienti intellettuali e la stampa.
Ed è così che Funakoshi, subissato di richieste e fame di sapere, decise di scrivere un libro, raccogliendo e ordinando in forma organica tecniche, principi e storia del Karate. In pochi mesi, lavorando giorno e notte, completò il manoscritto.
Nel novembre 1922 uscì Ryūkyū Kenpō: Karate, la prima monografia interamente dedicata al Karate pubblicata in Giappone. Quel libro costituisce ancora oggi una delle testimonianze più importanti per capire il Karate di Funakoshi prima delle profonde trasformazioni che avrebbero accompagnato la sua esperienza nel Giappone continentale.


